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Palazzo Mussato



Orario

Il palazzo


L’interno

Opere pittoriche

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Immagini

Francesco Zugno


Salone Antisala Studiolo con monocromie Sale degli specchi e stucchi Sala da pranzo Appartamento con alcova Cucine Sala Sala Sala
Pianta del piano nobile
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Lo splendido palazzo, attualmente sede della Scuola Media Statale "F. Petrarca", fu fatto costruire su progetto di G. Frigimelica nella prima metà del settecento dall’illustre ed antica famiglia padovana dei Mussato e rappresenta una delle più belle dimore settecentesche della città.

La famiglia Mussato

Le notizie più antiche sulla famiglia residente in Ca' Mussato risalgono all'epoca comunale quando essa, provenendo dal contado, s'insedia in città e si fregia di stemma gentilizio: un asino (musso) azzurro in campo d'oro.
Nel '300 Si affermano suoi componenti illustri: Gualpertino, abate di Santa Giustina, personalità di prestigio e il notissimo fratello Albertino, uomo politico, storico e letterato, autore della tragedia "Ecerinide" alla quale deve l'incoronazione poetica nel 1315.
Numerosi nel tempo sono i personaggi della famiglia Mussato che si affermano nell'ambito culturale e specialmente del diritto, reggendo cattedre presso l'ateneo patavino e ricoprendo altre cariche religiose o pubbliche nel governo della città.
Nel 1689 Giulio Mussato redige un testamento in cui fa menzione della "casa dominicale in Padova di Concariola con l'altra casa e stalla dirimpetto"; parte di tale documento è tuttora incisa su una pietra dell'atrio del palazzo dove si legge che è proibito il gioco d'azzardo (un vizio di famiglia), pena la decadenza dell'eredità.
Nel 1712 Alvise Mussato, uomo politico ed ambasciatore, viene nominato conte palatino dall'imperatore Carlo VI ed aggiunge allo stemma di famiglia la corona regia.
Nella genealogia della famiglia vengono così indicati il padre dello sposo, marchese Galeazzo, ed il nonno, marchese Vitaliano, appassionato del gioco d'azzardo ma, nel contempo, abile imprenditore: egli trasforma le campagne improduttive di Busiago in feconde risaie e poi, acquistate altre proprietà nel veronese con la stessa destinazione agricola, accresce incredibilmente le sue fortune tanto da "rifabbricare il suo palazzo in Concariola, che fu poi terminato sotto i miei occhi - continua il Gennari - da Galeazzo".
Il Gennari ci presenta così il palazzo di via Concariola come una rifabbrica, cioè una ristrutturazione di edifici già appartenenti alla famiglia, terminata ai tempi della stesura della sua cronaca.

Nella seconda meta' del '700 quindi, in pieno dominio veneziano, l'antica famiglia padovana di origine medioevale raggiunse l'apice del prestigio con un matrimonio che lega la nobiltà di terraferma a quella della Serenissima.
Nel 1849 l'ultimo dei Mussato, un altro Alvise, muore senza eredi ed esprime le sue ultime volontà in un testamento, costituito di numerose clausole, dal quale e' evidente il declino della famiglia.
La nobile dimora con adiacenze - stalla per diciotto cavalli, fienile ed un casino d'affitto - sita in contrada Concariola, come richiesto dal testamento, viene messa all'asta ed acquistata dal Comune di Padova, il 30 maggio 1853 per il "prezzo moderatissimo" di lire austriache 36.600, dopo che i due precedenti bandi erano andati deserti.
Il palazzo Mussato, quando avviene il passaggio di proprietà, ospitava i nobili Mainardi, eredi Mussato.

Si conclude così la sfortunata storia della famiglia Mussato e della prestigiosa residenza; il palazzo è destinato dapprima all'acquartieramento delle I. R. Guardie Militari di Polizia; più tardi, dal 1877, verrà utilizzato come scuola dall'Istituto femminile "Scalcerle" fino al 1937, quindi vi saranno ospitate le sezioni staccate dell'Istituto Magistrale, dell'Istituto Professionale maschile e del Ginnasio "Tito Livio" Dal 1940 e' sede della Scuola Media "E Petrarca".

Il palazzo

Una perizia di stima richiesta il 13 febbraio 1853 dal Comune di Padova, prima di acquistare gli immobili dei Mussato, descrive l'edificio e consente di risalire alla sua costruzione originale, nella prima metà del '700, su progetto del conte Girolamo Frigimelica.
L'architetto, trasferitosi a Modena sicuramente nel 1722, lavora a Padova tra il 1720 e il 1722, anni in cui realizza palazzi privati per le famiglia Mussato e Buzzacarini ed edifici religiosi (chiese del Torresino e di S. Lucia), mentre collabora al progetto della villa Pisani di Stra, l'ultima grande villa veneta (al disegno del Frigimelica aderiscono il labirinto, le scuderie, corpi laterali alla facciata).
Come ci informa la perizia, la costruzione originale di Ca' Mussato era dotata di un pozzo di luce che collegava direttamente il lucernario del tetto al vestibolo del pianoterra creando sorprendenti effetti scenografici; possedeva una scala segreta che portava fino al secondo piano, utilizzata per i silenziosi spostamenti della servitù. Infine una serie di servizi ci permettono di immaginare l'organizzazione della vita a palazzo: la grande cucina con pozzo interno, la dispensa, la stanza per il gastaldo, la stanza del guarda-portone, i camerini di ritirata, i mezzadini, la corte con pozzo, la legnaia, le cantine, i granai, le rimesse...

Il palazzo conserva ancor oggi una facciata esterna a prima vista molto semplice, ma imponente e che non lascia immaginare, come in altri edifici dell’epoca, che cosa ci sia dietro! Ad andamento leggermente curvo, essa è dominata da un grande portale a due battenti in legno massiccio, decorato con specchiature ottagonali a rilievo.
Lo incorniciano pietre bugnate anch'esse in rilievo, che si ripetono come elemento decorativo sull'architrave delle finestre laterali del piano nobile e sugli elementi verticali che delimitano la larghezza del salone, quasi ad indicare una finta sporgenza.
Attraverso tale portone passavano le carrozze che dovevano disporre di spazio limitato per le manovre, data la strettezza della via Concariola.
Due portoni secondari scandiscono la facciata: quello di sinistra, all'estremità del fabbricato, fino a qualche anno fa corrispondeva all'ingresso dell'abitazione del custode (ora sede di un'associazione) e quello di destra, simmetrico all'altro, ma non a margine del palazzo, un tempo accesso riservato al personale occupato nella residenza.
Le tre grandi finestre centrali, decorate da timpani, corrispondono al salone delle feste che occupa lo spazio di due piani.

La facciata interna, anch'essa molto semplice, si prolunga a forma di L: elementi degni di rilievo sono le finestre in corrispondenza del salone e le portefinestre delle stanze affrescate, che hanno in dotazione balaustre riscontrabili anche in altri palazzi della Padova del tardo '600

Il giardino, un tempo molto più ampio e sistemato all'italiana, presenta ora una superficie ridotta rispetto alle dimensioni originali, perché negli anni Sessanta è stato ricavato in quest'area un palazzetto Sportivo. Attualmente è un cortile dove si possono parcheggiare auto e sistemare biciclette.

L’interno

Al piano terra del palazzo s'incontra un atrio, ampio ma poco luminoso, pavimentato a lastre di trachite e suddiviso da sei possenti colonne doriche dal fusto inanellato con fasce a bugnato, che sostengono il salone del piano nobile. Le quattro grandi stanze a destra dell'atrio erano in origine "ad uso di mezzà", utilizzate cioè per l'amministrazione dei beni della famiglia Mussato.
Sulla sinistra invece cinque gradini immettono in un ambiente di collegamento tra l'atrio e lo scalone, l'elegante vestibolo a pianta ovale, nelle cui pareti si alternano quattro nicchie, delimitate da comici in rilievo, ed altrettante porte. La decorazione del vestibolo, a semicolonne ioniche con fasce a rilievo, Si ripete lungo lo scalone a quattro rampe, di marmo, ma precedentemente in pietra di Custoza.

Al piano nobile, in corrispondenza al vestibolo del pianoterra, Si incontra un'antisala (o altro vestibolo architettonico) con due grandi porte in radica di noce, a specchi, a doppio battente e cardini in bronzo lavorato, incorniciate da timpani spezzati. Attraverso un ampio passaggio architravato, delimitato da due possenti colonne lignee con capitelli compositi, Si entra nel salone sul quale si aprono altre tre porte identiche alle precedenti.

II salone delle feste "grandioso" nelle proporzioni e dall'acustica perfetta, è illuminato da due ordini di finestre, collocate su pareti opposte, che si aprono in via Concariola e nel cortile interno: esse danno luce alla spaziosa tela, al centro del soffitto, in cui un'allegoria glorifica la famiglia committente, il dipinto è attribuito a Giambattista Crosato, un pittore veneziano seguace del Tiepolo, autore anche degli affreschi della sala da ballo di Ca' Rezzonico a Venezia.
Lesene composite in legno, dal fusto scanalato, decorano le pareti del salone. Altre due grandi colonne, sempre in legno, sorreggono dal lato del cortile una loggia molto stretta, destinata all'orchestra.
I capitelli, sia delle lesene che delle colonne, richiamano quelli delle chiese di S. Lucia e del Torresino e ricordano lo stile del Frigimelica.

Nello studiolo le pareti presentano decorazioni ad affresco con figure mitologiche monocrome. Tramite un corridoio di disimpegno non originale, si accede nelle sale "rivolte a mezzogiorno", verso il cortile (nell'ala a forma di L) un tempo costruite in infilata come era allora in uso.
Tali stanze conservano soffitti con fastose incorniciature ed affreschi di rilievo (l'allegoria della Magnanimità, la Prudenza e la Virtù che sconfiggono l'Ignoranza, Diana con genietti) attribuiti a Francesco Zugno, artista che aderisce allo stile del Tiepolo, presente in città nel 1764 anche nel palazzo Trento-Papafava, che si avvale della collaborazione di Francesco Zanchi, ornatista raffinato e fantasioso.
Le monocromie dello studiolo e il ciclo figurativo di queste tre stanze costituiscono i gioielli del palazzo ed esprimono in ricercatezza e ricchezza lo stile originale della dimora gentilizia.

Sono affacciate su via Concariola le sale degli specchi e degli stucchi, decorate con bellissimi fregi a stucco con motivi rocaille, che conservano specchi originali e caminetto.
In questi ambienti, che potevano costituire la quadreria di palazzo Mussato, trovavano posto un tempo diverse tele inserite in eleganti cornici a stucco e sagomate.
Attraverso una porta, di cui rimane ancora la cornice, si passava nei locali attigui, identici nelle dimensioni alle sale degli specchi, ma prospicienti il cortile, adibiti a sala da pranzo. Anche queste stanze, decorate con fregi a stucco e soffitti a travi dipinte, si aprono sulla sala centrale, di fronte allo scalone: all'ospite che giungeva a palazzo si presentavano così in tutta la loro signorilità.

Sempre nel piano nobile, vicino alla scala di servizio, Si trovava la cucina dell'appartamento; quella della servitù era invece a pianoterra rivolta al cortile (sulla facciata interna è tuttora evidente la sporgenza della grande cappa e della canna fumaria).

La grande sala centrale immette anche nell'appartamento su via Concariola con luminose finestre e soffitti a travi dipinte. Esso e' costituito dall'alcova e dal boudoir con stucchi raffinati di autentico stile rococò (i locali sono oggi riservati alla segreteria) e dalla salone di ricevimento (attuale presidenza), ornata con un alto fregio a medaglioni e festoni.

Il secondo piano si sviluppa con la stessa planimetria del piano nobile e comprende, nell'estremità sud, in corrispondenza delle cucine del piano nobile, una grande terrazza perimetrata da balaustra a colonnine, visibile anche da via Concariola.

Non è conosciuta l'esatta destinazione di tutti i locali del sottotetto, dall'altezza notevolmente più bassa, alcuni dei quali adibiti a granai o lasciati al greggio, senza soffitto.

Situato al termine dello scalone, il vestibolo, elemento più interessante del piano, consente di accedere alla loggia dell'orchestra.
L'ambiente, decorato con porte vere e finte elegantemente incorniciate nonché simmetricamente disposte, è straordinariamente illuminato dal grande lucernario.
Netto è il contrasto che si avverte tra l'accurata geometria e le proporzioni di questo spazio e gli altri locali del piano, assolutamente insignificanti se non trascurati: il pozzo di luce, ornato di ringhiera circolare (ci e' consentito immaginarla dorata, immersa nella dominante tonalità pastello), permetteva allo sguardo di godere di suggestivi scorci prospettici e di magici effetti scenografici spaziando nelle altezze del palazzo.
Per mezzo di questa soluzione architettonica anche la musica, eseguita in occasione di accademie e feste, si diffondeva armoniosamente in tutto I 'edificio.

Nel corso degli anni il palazzo ha subito vari interventi, finalizzati non certo alla sua conservazione e valorizzazione (fatta eccezione per i lavori di restauro dello studiolo), ma ai diversi adattamenti richiesti dall'uso cui era via via destinato.
Elementi integri sono i ricchissimi soffitti ad affresco, a stucchi, a travi dipinte; resistono le preziose porte in radica di noce con le relative chiavi: lunghe, pesanti, opera di provetti artigiani; il complesso sistema di leve-catenacci che chiude il portone centrale; i cardini che reggevano in verticale, in sala da pranzo, una grande tela sporgente e orientabile a seconda del la luce e dell'osservatore (come a palazzo Papafava); un pavimento in terrazzo alla veneziana piuttosto malconcio e tre dei numerosi caminetti che riscaldavano le stanze.

Paola Piatto Cingano

Opere pittoriche

1. Apoteosi della famiglia di Giambattista Crosato (olio su tela)
2. Potenza della famiglia di Francesco Zugno, decorazioni di Francesco Zanchi (pittura a fresco)
3. Virtù e Prudenza che sconfiggono l'invidia di F. Zugno, decorazioni di F. Zanchi (pittura a fresco)
4. Diana e genietti di F. Zugno, decorazioni di F. Zanchi e Giambattista Canal (pittura a fresco)
5. Giunone e Giove (pittura monocroma a fresco)
6. Mercurio (pittura monocroma a fresco)
7. Diana (pittura monocroma a fresco)
8. Minerva (pittura monocroma a fresco)
9. Venere e Amore (pittura monocroma a fresco)
10. Bacco, Arianna e Fauno (pittura monocroma a fresco)


Mussato Building

This beautiful palace presently hosts the Junior High School "F. Petrarca"; it was built in the first half of the Eighteenth Century by the renowned and ancient Mussato family following a project by G. Frigimelica, and it is one of the most beautiful private houses in Padua dating from those times.
Its interior features wonderful stuccos and mythological frescos, done by F. Zugno and G. Crosato. The most important room on the first floor is the big hall, which originally was meant for big dances; it is higher than the other rooms and features a loggia for the musicians.