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Baldo Bonafari



Scuola della Carità

 

 

Baldo Bonafari

 


Necessitava Padova, sul principio del sec. XV° un ospedale per infermi poveri, largamente dotato, che rispondesse ai bisogni della città già frequentata e popolosa.
Sorse così l’Ospedale di S.Francesco.

Ideatore e fondatore di quel complesso di fabbriche che comprendevano anche la chiesa, il chiostro, il portico lungo la strada, fu Baldo dei Bonafari, di famiglia oriunda di Piombino (Li), appartenente alla cittadinanza padovana fin dal 1392, quale referendario e consigliere di Francesco Novello da Carrara e suo “vicario” dei beni nei territori di Anguillara e Oriago (1402) aveva sposato la pia sibilla, figlia di Gualperto de Cetto, giureconsulto, lettore di diritto civile e intimo del Novello, già vedova del ricchissimo giureconsulto Bonaccorso Naseri da Montagnana, morto in carcere (giustiziato?) a Padova per il sostegno dato a Gian Galeazzo Visconti, nemico dei Carraresi.

I due coniugi avevano abitato per alcuni anni il palazzo di fronte alla cattedrale (all’angolo con Via Soncin, il palazzetto Bonafari è in pratica, l’unione tra due edifici appartenuti nel XIV° sec. aJacobello da Milano, uno dei quali si sviluppa lungo via Soncin. All’interno è un cortile con tre ordini di logge sovrapposte), si erano poi trasferiti nella contrada S. Margherita, in case di proprietà di Sibilla.

Qui, probabilmente, Baldo fece, il 9 settembre 1410, un secondo testamento con il quale lasciò erede universale della sua cospicua sostanza la moglie.
Qualche anno prima, nel 1407, i coniugi avevano deciso di far erigere, per la salvezza dell’anima propria, per dare asilo ad una comunità di Frati Minori Osservanti di S.Francesco e per accogliere in un luogo opportuno poveri malati bisognosi di soccorso, una chiesa, un convento e un ospedale, sotto il nome ed il patrocinio del santo di Assisi, di cui Baldo e la moglie erano devotissimi.

Nel testamento il Bonafari dispose di essere sepolto nella chiesa di S.Francesco, vestito dell’abito francescano. Egli stesso, prima della sua morte, presumibilmente avvenuta nell’aprile del 1418, presenziò ai primi lavori dell’ospedale, eretto sull’area delle sue prime case d’abitazione. La prima pietra venne collocata il 25 ottobre del 1414. Non si ha notizia di un vero e proprio architetto per il progetto, ma grande rilievo è dato a Matteo da Ravenna, come “Magister Murarius”.
La repubblica veneziana, sotto il dogato di Michele Steno, aveva concesso con ducale del 17 settembre 1413, privilegi ed esenzioni alla fondazione che stava per sorgere.

Avviato il lavoro dell’ospedale, a cui fu data la precedenza, Baldo pensò di iniziare la costruzione della chiesa, del chiostro e del portico esterno. Sibilla era cofondatrice e alla morte del marito, erede di ogni sostanza nel testamento del 1421 nominava sei commissari con il compito di proseguire l’opera e utilizzando a vantaggio di essa l’ingentissimo patrimonio.
Il complesso delle “fabbriche” occupava una vasta area che, daslla contrada S.Francesco per Via Vignali, l’odierna via Galilei, giungeva fino a Via del Santo.
Ai commissari, nominatio a vita, doveva subentrare il Sacro Collegio dei Giuristi quale patrono perpetuo e governatore di tutti i beni di cui, come era detto nel testamento, dovevano essere eredi universali "i poveri di Cristo" Sibilla morì il 12 dicembre 1421 e fu sepolta presso il marito nella chiesa di S.Francesco.

Attualmente l’avello marmoreo con l’iscrizione e l’effigie dei coniugi Bonafari si trova nell’oratorio della Madonna della Neve, sorto insieme al complesso dell’Ospedale Nuovo o Giustinianeo. (1798). Nel chiostro dell’odierno ospedale è la statua di Baldo Bonafari dello scultore Giuseppe Petrelli da Roma.